Tolstoj si sbagliava

Nell’incipit del suo romanzo “Anna Karenina” Lev Tolstoj scrive:

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Lev Tolstoj

Questa frase la sentii per la prima volta pronunciata dal mio professore di estetica, Andrea Mecacci, all’ultima lezione del suo corso all’università degli studi di Firenze. Fu una frase che mi colpì, che mi piacque e che mi fece venire la voglia di leggere quel libro (e molti altri dopo di lui).

Ho sempre trovato questa frase molto vera. Pensiamo sempre che il nostro dolore sia più grande degli altri, anche in situazioni analoghe (genitori separati, un amore terminato).

Non so esattamente con quale intento Tolstoj abbia formulato questa frase, se per una constatazione dei fatti o per denuncia. Con il mio titolo irriverente quello che voglio dire è che questo modo di pensare penso ci abbia portato a vivere soli, nei nostri pensieri e problemi ed in qualche modo anastetizzarci al dolore altrui.

Quante volte abbiamo pensato e perfino detto difronte ad una confessione di dolore “sapessi cosa è successo a me”. Sembra di essere ad una gara a chi soffre di più.

Quello che invece dovremmo realmente fare e capire è che quella persona sta soffrendo esattamente come noi. Questo “cambio di prospettiva” credo possa avere un doppio aspetto positivo:

  1. Un empatia ed una sensibilità maggiore alle persone che ci stanno accanto.
  2. Un effetto terapeutico di guarigione per i nostri di problemi.

Vorrei soffermarmi maggiormente sul secondo di punto. Se iniziamo a pensare che un’altra persona sta attraversando quello che stiamo attraversando noi o se, meglio ancora, una persona ha superato ciò che noi pensiamo di non poter superare, ecco che tutto magicamente si risolve (ok, la sto facendo molto più semplice del previsto, ma so che capirai il concetto).

A me oggi è capitato di pensare che una persona sta soffrendo come soffro io ed in qualche modo mi ha fatto stare bene, non mi ha fatto sentire solo, mi ha dato la speranza.

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